
4) Il dialogo socratico.
Nell' Apologia di Socrate, scritta da Platone, leggiamo come
Socrate spieg pubblicamente la propria concezione filosofica:
esortare i propri concittadini alla Virt e alla Verit,
utilizzando come strumento il dialogo. Dalle parole di Socrate
emerge anche la componente religiosa della sua vocazione, su cui
si  molto discusso

Platone, Apologia, 29 c-30 c; 30 e-32 a (vedi manuale pagine 70-
72).

1   [29 b] [...] Cosicch, anche se voi ora mi [c] lasciaste
andare, contro il volere di Anito il quale diceva che o non
bisognava fin da principio io venissi qui in tribunale o, una
volta che c'ero venuto, non era possibile non condannarmi a morte,
perch, se riuscivo a sfuggire alla condanna, diceva, da quel
momento i vostri figlioli, seguitando a praticare gl'insegnamenti
di Socrate, sarebbero stati tutti quanti senza pi rimedio guasti
e corrotti; - se voi, a questo argomentare di Anito, diceste a me
cos: O Socrate, noi non vogliamo ora dar retta ad Anito e ti
lasciamo andare, a patto per che tu non perda pi il tuo tempo in
codeste ricerche, n pi ti occupi di filosofia; e se sarai clto
a far tuttavia di codeste cose ne morirai; [d] - se dunque, come
dicevo, voi a questi patti mi lasciaste andare, ebbene, io vi
risponderei cos: O miei concittadini di Atene, io vi sono
obbligato e vi amo; ma obbedir piuttosto al dio che a voi; e
finch io abbia respiro, e finch io ne sia capace, non cesser
mai di filosofare e di esortarvi e ammonirvi, chiunque io incontri
di voi e sempre, e parlandogli al mio solito modo, cos: - O tu
che sei il migliore degli uomini, tu che sei Ateniese, cittadino
della pi grande citt e pi rinomata per sapienza e potenza, non
ti vergogni tu a darti pensiero delle ricchezze [e] per ammassarne
quante pi puoi, e della fama e degli onori; e invece della
intelligenza e della verit e della tua anima, perch ella diventi
quanto  possibile ottima, non ti di affatto n pensiero n
cura?. E se taluno di voi dir che non  vero, e sosterr che se
ne prende cura, io non lo lascer andare senz'altro, n me ne
ander io, ma s lo interrogher, lo studier, lo confuter; e se
mi paia ch'egli non possegga virt ma solo dica di possederla, io
lo svergogner dimostrandogli che le cose di maggior [30 a] pregio
egli tiene a vile e tiene in pregio le cose vili. E questo io lo
far a chiunque mi cpiti, a giovani e a vecchi, a forestieri e a
cittadini; e pi ai cittadini, a voi, dico, che mi siete pi
strettamente congiunti. Ch questo, voi lo sapete bene,  l'ordine
del dio; e io sono persuaso non ci sia per voi maggior bene nella
citt di questa mia obbedienza al dio.
2   N altro in verit io faccio con questo mio andare attorno se
non persuadere voi, e giovani e vecchi, che non del corpo dovete
aver cura n delle ricchezze n [b] di alcun'altra cosa prima e
pi che dell'anima, s che ella diventi ottima e virtuosissima; e
che non dalle ricchezze nasce virt, ma dalla virt nascono
ricchezze e tutte le altre cose che sono beni per gli uomini, cos
ai cittadini singolarmente come allo stato. Se dunque parlando io
in questo modo corrompo i giovani, sta bene, vorr dire che queste
mie parole sono rovinose; ma se taluno afferma che io parlo
diversamente e non cos, costui dice cosa insensata. Per tutto
ci, lasciate che io ve lo dica, o Ateniesi, o diate retta ad
Anito o non gli diate retta, o mi assolviate o non mi assolviate,
siate in ogni modo persuasi che io non far mai altrimenti che
cos, neanche se non una [c] soltanto ma pi volte dovessi morire
[...].
3   [30 e] Che se voi ucciderete me, non sar facile troviate un
altro al pari di me il quale - non vi sembri risibile il paragone
- realmente sia stato posto dal dio ai fianchi della citt come ai
fianchi di un cavallo grande e di buona razza, ma per la sua
stessa grandezza un poco tardo e bisognoso di essere stimolato, un
tafno. Cos appunto mi pare che il dio abbia posto me ai fianchi
della citt: n mai io cesso di stimolarvi, di persuadervi, di
rampognarvi, uno per uno, [31 a] standovi addosso tutto il giorno,
dovunque. Io dico dunque che un altro come me non vi nascer
facilmente, o cittadini: e perci, se mi volete dare ascolto, mi
risparmierete. Ma voi forse siete infastiditi meco come chi stia
per assopirsi se uno lo sveglia, e tirate colpi; e cos per
obbedienza ad Anito, mi condannerete a morte tranquillamente, e
poi tutto il resto della vostra vita, seguiterete a dormire se il
dio non si curi di voi mandandovi qualchedun altro in vece mia. E
che sia proprio io persona siffatta che il dio [b] abbia scelta
per dare in dono alla citt, potrete riconoscere anche da questo:
che non pare umano io abbia trascurati tutti gli affari miei e
sopporti ormai da tanti anni che siano trascurate le cose di casa
mia, e sempre invece io badi alle vostre, standovi da presso, un
per uno, come farebbe un padre o un fratello maggiore, per
persuadervi a seguire la virt. Che se da questa vita io avessi
qualche profitto, e per i consigli che do ricevessi qualche
compenso, allora una ragione ci sarebbe: ma gi lo vedete anche
voi ora che gli accusatori miei, i quali mi hanno accusato cos
sfrontatamente di tante altre colpe, di questa non [c] hanno avuto
mai la sfrontatezza di accusarmi, portandovi davanti un solo
testimone a provare che anche una sola volta io mi sia fatto
pagare un compenso o l'abbia domandato. E il testimone sicuro ch'
vero quello che dico posso portarvelo io: la mia povert.
4   Forse potr parere strano che io vada dattorno e mi dia tanto
da fare per dar consigli a questo e a quello in privato, e se poi
si tratta di dare consigli in pubblico alla citt e di salire su
la tribuna per parlare al popolo, allora mi manchi il coraggio. E
la ragione di questo me l'avete sentita dire pi volte e in pi
luoghi, che c' dentro [d] me non so che spirito divino e
demoniaco; quello appunto di cui anche Melto, scherzandoci sopra,
scrisse nell'atto di accusa. Ed  come una voce che io ho in me
fino da fanciullo; la quale, ogni volta che mi si fa sentire,
sempre mi dissuade da cosa che io sia per fare, e non mai ad
alcuna mi persuade. E' questa che mi vieta di occuparmi di cose
dello stato; e mi pare faccia ottimamente a vietarmelo. Voi lo
sapete bene, o Ateniesi: che se da un pezzo io mi fossi messo a
occuparmi degli affari dello stato, da [e] un pezzo anche sarei
morto e non avrei fatto cosa utile nessuna n a voi n a me. E voi
non sdegnatevi se parlo cos:  la verit. Non c' uomo che possa
salvarsi quando si opponga sinceramente non dico a voi ma a una
qualunque altra moltitudine, e cerchi di impedire che troppe volte
nella citt si commettano ingiustizie e si trasgredisca alle [32
a] leggi; e anzi  necessario che chi davvero combatte in difesa
del giusto, se voglia campare da morte anche per breve tempo, viva
da privato e non eserciti pubblici uffici. [...].

 (Platone, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1967, pagine 50-53).

